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L’inflazione  del Venezuela  é forse sei volte  più dei calcoli ufficiali

DaRoberto A. Ferdman

Quartz –  Febbraio 25, 2014

Tra i reclami delle decine di migliaia di venezuelani che hanno preso le strade nelle ultime due settimane, si trova l’incapacità del governo di tagliare l’alta inflazione. È facile capire perché la gente è arrabbiata; I dati ufficiali mostrano un tasso di inflazione annualizzato  del 56%, trovandosi fra i più alti al mondo.   Esistono anche ragioni per credere   che questo grande numero sia una drastica sottovalutazione del tasso di inflazione reale del Venezuela.

Il problema con il tasso ufficiale  del Venezuela è che non prende in considerazione  l´ attivo mercato nero di dollari esistente nel paese, secondo il professore di economia della Johns Hopkins University, Steve Hanke. L’indice di scarsità del Venezuela, che traccia la percentuale di mancanza dei beni di prima necessità, si avvicina al 30 % -vale a dire che circa un quarto di quelle cose che i venezuelani vogliono comprare, non si trovano facilmente. L’elenco attuale comprende farina, mais, burro, uova, e anche carta igienica. I controlli sono stati messi dal governo per mantenere i prezzi artificialmente bassi, ma ottenendo l’effetto opposto di scoraggiare la produzione e aggravare la scarsità.

Inoltre non aiuta che la valuta del Venezuela, il Bolivar, è caduta brutalmente da quando il presidente Nicolas Maduro ha assunto la presidenza, fatto che torna  riluttante ai venezuelani a ritenere la valuta locale, invece conservano riserve segrete di valuta  straniera,  come il dollaro.

Il risultato è che quasi tutto ciò che si può acquistare sul mercato aperto può essere trovato a un prezzo superiore, di solito in dollari, sul mercato nero. “I prezzi dell’economia sono molto, molto superiori ai prezzi controllati dal governo”, Hanke afferma. ” Il tasso di inflazione è molto più alto di quanto chiunque sta proiettando . È sopra i numeri di tre cifre”. Secondo il progetto su valute problematiche del Cato Institute, in cui stima l’inflazione secondo ai prezzi del mercato nero del paese, il tasso  del Venezuela era 330% la settimana scorsa,  ovvero quasi sei volte la cifra ufficiale.

Se le proteste, che hanno utilizzato blocchi stradali come mezzo di disordine, peggiorerannole difficoltà economiche del Venezuela, è un fatto ancora da vedere. C’è almeno il potenziale che queste tattiche aggravino la scarsità nel paese però. “Le proteste probabilmente  le  peggioreranno marginalmente”, ha detto Hanke. “Ma l’economia è così incasinata che non sarà così evidente”.

 

Fonte: Ferdman, Roberto.” L’inflazione dal Venezuela e forse sei volte di più dei calcoli ufficiali”. Venezuela’s real inflation may be six times the official rate. Febbraio 26, 2014. Quartz. Marzo 18, 2014.

Venezuela’s real inflation may be six times the official rate

Foto principale: Reuters/Susana Vera

Traduzione: #infoVnzla

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Il gorilismo come cultura.

(N. del T.: “Gorilismo” e un termino usato circa 1950, nel tempo della presidenza di Peron in Argentina. Si riferisce a un personaggio politico che ottiene denaro sfruttando ad altri –generalmente alle classi popolari-  e in fatti di corruzione)

Un’eredità di Hugo Chávez fu avere politicizzato, partidizzato ed ideologizzato ai militari e collocarli in posizioni di governo

El País

Negli anni 50, quando in Venezuela governava il dittatore Marcos Pérez Jiménez, il gruppo di musica da ballo più popolare di tutti i tempi, la Billo’s Caracas Boysesordi con una guaracha(ritmo cubano che faceva muovere le anche con la sensualità che ognuno ci si permetteva) chiamata “I Cadetti”, come omaggio a chi si laureava in qualche forza militare. Quella “guaracha” aveva un coro che diceva: “La marina ha una barca, l’aviazione ha un aeroplano, i cadetti hanno sciabola e l’esercito il suo cannone.” E i giovani -e non solo- di quel tempo ballavamo con entusiasmo e cantavamo un’elegia musicale al mondo militare, senza fermarci a meditare che precisamente di quello mondo proveniva il dittatore che governava al paese con mano di ferro e i militari che abusavano della sua condizione. A loro li bastava soltanto con collocare i suoi berretti nella parte posteriore dei suoi veicoli, come salvacondotto per qualsiasi sopruso. C’erano prigionieri politici, spaventose torture, esiliati e soprattutto, paura. Il regime aveva spie e non si sapeva mai chi poteva fare una delazione se parlavamo di più. In alcuni occasioni non era difficile scoprirli, perché c’erano realmente spie naive. Ad esempio, quando studiava il primo anno del mio mestiere, Diritto all’Università Centrale del Venezuela in 1955, c’era un uomo di più età che la media degli alunni, usava occhiali da sole, cappello di feltro, giaccone, si sedeva nell’ultima fila, il suo nome non appariva nella lista, non assisteva agli esami e non parlava con nessuno, si limitava soltanto a sorriderci. Suppongo che lo spia della classe non poté approvare mai un rapporto e sa Dio come e perché gli pagavano uno stipendio.

Quella dittatura che aveva cominciato in 1948 con il colpo militare che abbatté al presidente Rómulo Gallegos, sembrava inalterabile e inamovibile nonostante le grandi manifestazioni degli studenti universitari successe fra ottobre e novembre di 1957 e che obbligarono al governo a chiudere le università. Il 1º gennaio di 1958 però, i sonnolenti abitanti di Caracas che avevano celebrato fino all’alba l’arrivo del nuovo anno, si svegliarono col rumore di aerei militari che volavano sulla città. La casa dei miei genitori rimaneva a poche isolate della Seguridad Nacional, la sede centrale della polizia politica dove c’erano prigionieri di coscienza e sale di tortura. I miei fratelli ed io saliamo alla terrazza della casa, come fecero molti vicini, per salutare con fazzoletti e bandiere agli aeroplani che venivano a liberarci del giogo perezjimenista. Fallirono, il capo del complotto, colonello Hugo Trejo è stato catturato ed alcuni settimane dopo alcune brigate anti esplosivi sgombrò alcuni isolate del nostro quartiere – El Conde – perché le bombe lanciate dagli aeroplani erano cadute ovunque ma nel suo obiettivo che era la sede Segurida Nacional (la polizia politica in quel tempo). Nessuna scoppiò, dunque, posso narrare questo che leggete adesso.

Il 21 gennaio dello stesso anno cominciò uno sciopero generale, la Seguridad Nacional catturò molti manifestanti e nell’alba del 23 Pérez Jiménez fuggì dal paese. I militari si erano sommati alla protesta civile e gli tolsero il loro appoggio. L’unica cosa che si sarebbe riconosciuta al deposto dittatore, è averse negato a resistere, azione che avrebbe significato un bagno di sangue. Instaurata la democrazia, alcuni militari vollero mantenere il suo status anteriore ma furono spazzati via della protesta civica. E già con Rómulo Betancourt come presidente, il primo eletto democraticamente dopo dieci anni di dittatura, due colpi militari (El Porteñazo ed El Carupanazo, chiamati così per le città dove si produssero), finirono anche in vergognose sconfitte senza lasciare a un lato la quantità di morte e feriti che causarono.

Le Forze Armate venezuelane, furono impeccabili e di successo nel suo proposito di sconfiggere alla guerrilla urbana e rurale che i politici locali intrapresero negli anni 60 con l’appoggio militare e logistico di Fidel Castro. Guadagnarono il rispetto della cittadinanza e sembrarono essere rispettose della Costituzione fino all’alba del 4 di febbraio di 1992 quando gli abitanti di Caracas ci svegliamo un’altra volta di un colpo con la sorpresa militare. I vicini della residenza presidenziale La Casona e del Palazzo di Miraflores, sede del governo siamo stati testimoni dell’attacco inclemente al quale ambedue furono sommessi. In La Casona si trovavano la moglie del presidente Carlos Andrés Pérez, le sue figlie e nipoti, che salvarono miracolosamente le sue vite. Chi è oggi il ministro di Giustizia e Pace, fu il comandante di quell’operazione criminale. Apparentemente ha riconosciuto che quella che è successo quel 4 di febbraio fu un’avventura.

Non è facile che non gli abituati col realismo magico capiscano il fatto che alcuni militari pianificano per dieci anni abbattere al governo democratico di turno e sostituirlo, abbiano potuto fallire di forma abbastanza strepitosa. Molto di meno comprensibile è che il capo di quell’avventura, rifugiato nel Quartiere della Montaña, dove ora si trova il mausoleo che contiene presumibilmente i suoi resti mortali (attenzione, nel Venezuela di oggi tutto è presunto o probabile) non abbia sparato un solo proiettile, non si sia esposto a ricevere nessuno ed abbia diventato un eroe nazionale e da allora in poi, in un semi Dio soltanto paragonabile nelle sue dimensioni epiche con Il Libertador Simón Bolívar.

Il 27 novembre dello stesso anno, nuovamente un colpo presto nella mattina. Questa volta furono ammiragli e generali dell’aviazione. Gli aeroplani volarono in maniera minacciante sulla capitale, ci furono più di cento morti e chi sottoscrive sarebbe stato un altro se uno di quelli missili lanciato contro il Palazzo di Miraflores, non sarebbe caduto più dietro tre isolate, giusto di fianco all’edificio dove io mi trovavo. Come il solito, la bomba non scoppiò. In questo paese dove per fortuna e per la tradizionale corruzione, le fregate non navigano, i cannoni non sparano, i carri armati si bloccano, i bombardieri hanno pessima mira e le bombe non scoppiano, il tenente colonello Hugo Chávez Frías arrivò alla presidenza della repubblica per il voto maggioritario di un elettorato che credé che c’era bisogno di un militare per spazzare via la delinquenza e la corruzione. Quindici anni dopo i risultati sono visibili, Chávez morì prematuramente non senza avere distrutto prima l’economia nazionale, istituzionalizzato l’impunità dei delinquenti, diviso al paese con odi che lui stesso si impegnò in fare irreconciliabili, dilapidato migliaia di milioni di dollari in regali ad altri paesi e in dispendi insoliti, aversi consegnato in braccia dei fratelli Castro e così trasformare al Venezuela in una colonia cubana. E peggio ancora, avere lasciato come erede del suo potere assolutista, ad un essere grigio, inetto, ignorante, disorientato e assolutamente sommesso a La Habana.

L’altra eredità del defunto fu avere politicizzato e ideologizzato ai militari e anche darli posizioni di governo e, frequentemente, di arricchimento illecito. Non li trasformò nel settore incaricato della difesa nazionale, invece purtroppo in difensori della rivoluzione, “processo” o socialismo del secolo XXI. Oggi, quando il Venezuela è pieno di proteste di studenti e della popolazione in generale per l’insicurezza, i carcerati politici, la scarsità di alimenti, l’umiliante presenza cubana e molti “eccetera”, possiamo apprezzare il risultato di quell’aberrazione militarista. Chicredemmo che i militari venezuelani erano fatti di modo diverso di quelle scimmie o “gorilas” sudamericani, i torturatori ed assassini delle dittature cilena, uruguaiana ed argentina degli anni 70, non credemmo mai che un militare venezuelano vesserebbe, colpirebbe e torturerebbe a suoi congeneri. Oggi presenziamo come buttano per terra i diritti più elementari dell’essere umano. E peggiore ancora, la sua indegnità accettando istruzioni di militari cubani e la sua codardia proteggendo ai gruppi criminali paramilitari, a che Nicolás Maduro ha ordinato sparare contro la popolazione, saccheggiare e incendiare le università, particolarmente a quelle dove lui non ha mai studiato. Il lemma della Guardia Nazionale quando non era bolivariana fu: “L’onore è il loro valore”. Adesso quel valore non c’è più.

 

Fonte: Gamus, Paulina. “Il gorilismo come cultura” EL País. Marzo 16, 2014, Edizioni El País. S.L. Marzo 19, 2014.

http://internacional.elpais.com/internacional/2014/03/16/actualidad/1395001762_139340.html

Foto principale: Jesús Contreras

Traduzione: #infoVnzla

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Speciale Venezuela: un Paese in fiamme dove vige l’oppressione militare

Da: Valeria Sirigu

dirittieuropa.it – Marzo 21, 2014

Con la morte, avvenuta il 5 marzo 2013, di Hugo Rafael Chávez Frías, Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, una Repubblica Federale e democratica situata nel nord dell’America Meridionale, si è riaperta la questione venezuelana a causa del suo successore designato: Nicolás Maduro Moros, il quale non sa gestire adeguatamente l’asse portante dell’ideologia di Chávez e del suo partito cioè il socialismo democratico, l’integrazione dell’America Latina e l’anti-imperialismo.

Mentre la forte personalità di Chávez riusciva a tenere sotto controllo le problematiche del paese, anche mantenendo rapporti discreti con Washington e Cuba, da quando Maduro detiene la presidenza i rapporti con il mondo esterno si sono alquanto inaspriti, provocando così blackout elettrici e fame nella popolazione, nonché pilotando l’inflazione e il cambio del “bolivar fuerte” (la moneta locale).

Conseguentemente, da un anno a questa parte, si hanno continui tumulti partiti inizialmente come proteste studentesche, poi estese ad altri strati sociali. Maduro, anziché lasciare i cittadini manifestare pacificamente e liberamente, li reprime usando armi da fuoco e determinando così decine feriti gravi e morti: proprio a questo proposito, poco tempo fa, davanti all’ambasciata venezuelana aRoma, c’è stata una manifestazione di cittadini venezuelani residenti nel nostro Stato per denunciare tutto quello che sta accadendo nella loro terra natia,

Le agitazioni di piazza stanno portando nelle strade del paese milioni di persone tra filo-governativi e anti-governativi, inondano i social media con informazioni contrastanti: su chi c’è dietro agli scontri e cosa fanno.

Dal 13 febbraio, più di 2.000 video, molti dei quali e pure foto raffigurano scene di violenza tra manifestanti e forze governative del Venezuela, sono stati caricati su iReport, la piattaforma di user-generated della CNN. A questo proposito, l’attore Alejandro Camacho Beaumont ha dichiarato a iReport che gli studenti, a metà febbraio, hanno bloccato le strade e bruciato detriti a San Cristobal, e lui ha documentato questi eventi con foto. Tali giovani protestano solo per avere generi di prima necessità, perché statisticamente ogni venti minuti muore un loro connazionale, perché il governo di Maduro ha fatto oscurare e chiudere le reti d’informazione indipendente, perché li stanno uccidendo solo se sono in possesso di mezzi di telefonia mobile, perché vogliono raccontare al mondo intero quello che sta accadendo nel loro  paese, splendido per bellezze naturali, colori e suoni meravigliosi, ma anche pericolosissimo. Stanno chiedendo l’aiuto di altri giovani come loro per fare girare attraversoINTERNET i loro reportages, affinché tutto il mondo sappia cosa sta succedendo nel post Chávez. I giovani hanno nelle loro mani un enorme potere, quello di smuovere il mondo, per superare le ingiustizie sociali, devono avere l’obbligo morale di usare questo immane potere che posseggono per migliorare il mondo.

In opposizione ai fatti esposti fin qui, in una trasmissione televisiva di livello nazionale, a metà febbraio, Maduro ha sostenuto che i manifestanti hanno provocato ferite da proiettile alle forze governative durante le proteste, e ha mostrato video che a suo dire, li ritraevano lanciando pietre e dando alle fiamme un autobus. A chi lo intervistava, ha detto prima con tono ironico poi risoluto: “Lei pensa che questo sia un romanzo? Questa è la realtà che voi con il vostro odio avete creato.“, infine: “Se non ti piace il Venezuela, lascialo!“.

In relazione alla violenta repressione che sta attuando Maduro, Henrique Capriles, Leader politico dell’opposizione, che ha corso per la presidenza lo scorso anno, l’ha decisamente condannata e ha chiesto al governo di aprire un dialogo con i manifestanti, invece che soffocare il contrasto con la maggioranza del popolo. A Coloro che sono scesi nelle strade per mostrare il loro dissenso per la politica di Maduro, ha chiesto la calma con queste parole: “In queste ore turbolente, agli studenti, a coloro che sono nelle strade, ancora una volta chiediamo di non fare un passo nella trappola della violenza.“.

Inoltre, fonti della CNN rilevano che i procuratori venezuelani hanno mosso le più gravi accuse contro Leopoldo Lopez, principale oppositore politico dai tempi di Chávez, per il fatto che, secondo il governo, lui ha aizzato gli scontri di piazza, nei quali ci sono stati almeno cinque morti. L’oppositore del governo è stato tratto in arresto davanti a migliaia di suoi sostenitori, che aveva chiamato a protestare pacificamente per le strade. Le proteste delle ultime settimane sono state le più dure per il governo di Maduro.

Focus: il Processo a Lopez

Lopez è stato formalmente accusato di incendio doloso e di cospirazione, mentre il suo avvocato ha dichiarato che le imputazioni per omicidio e terrorismo sono state ritirate. Il team legale dell’accusato ha accolto con favore la riduzione dei capi d’imputazione, però ha criticato la procedura giudiziaria del processo. Se l’imputato sarà giudicato colpevole rischia fino a dieci anni.

I legali del Lopez sono molto perplessi sulla procedura poiché l’interrogatorio di convalida dell’arresto si è svolto in un bus, luogo oltre ogni limite insolito per espletare un interrogatorio giudiziario. Alla CNN spagnola, Gutierrez, ha riferito su tale fatto: “Mi sembra poco ortodosso.“, ed ha sostenuto pure che l’interno di una struttura penitenziaria non sarebbe stato un sito adatto per una audizione, ergo come soluzione concordataria è stata presa quella di eseguire l’ascolto all’interno di un autobus posto proprio fuori le mura del carcere.

Inoltre la prima comparizione in tribunale doveva avvenire a breve, ma a causa di problemi di sicurezza i funzionari lo hanno trasferito da subito in una struttura militare detentiva fuori Caracas, pertanto il pool di avvocati del Lopez ha presentato un reclamo, in quanto un civile, di certo, non può essere recluso in un penitenziario militare. Gutierrez ha detto che la risposta al loro esposto è stata che il loro assistito si trova in quella determinata struttura così il governo può garantirne la sicurezza personale.

Il fuoco e le fiamme delle ONG

Nel quadro sociale-politico sopra descritto, le associazioni che salvaguardano i diritti umani si stanno allarmando in  quanto temono che il soffocamento delle proteste si trasformi poi in persecuzione degli oppositori.

In attinenza con le accuse contro Lopez, che ha organizzato proteste esigenti una maggiore sicurezza,Amnesty International, in una dichiarazione preparata, ha riferito che c’è “sentore di un tentativo di porre, politicamente, silenzio sul dissenso nel paese.“; dato che alla fine c’è una carenza di numerosi diritti fondamentali dell’uomo sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948, che pure la Repubblica Bolivariana del Venezuela ha firmato. Non di meno la Human Rights Watch, un’altra ONG, che si occupa di difendere diritti umani, ha ammonito il Venezuela perché non può assolutamente avere come “capri espiatori” avversari politici.

Sugli episodi d’arresto, che sono avvenuti a metà febbraio, di circa 200 soggetti, il ministro della Giustizia Miguel Rodriguez Torres, ha asserito che solo 13 sono finiti dietro le sbarre per possesso di armi illegali e atti di vandalismo. Il ministro ha ridicolizzato i rapporti, dai quali si evince che lo Stato sta detenendo illegalmente un numero sempre più esagerato di studenti, per placare le rimostranze.

Ora le autorità venezuelane stanno accusando gliStati Uniti di montare i dissapori per destabilizzare il governo, insinuando che, fra tutti quei fanciulli andati per le vie di Caracas (città più pericolosa al mondo, dove si viene derubati, pestati, sequestrati e fatti sparire a ogni piè sospinto) a dimostrare il loro disappunto per le principali problematiche sociali ed economiche del paese, ci siano giovani agenti dellaCIA.  Dall’inizio dei tumulti, il Venezuela ha espulso tre diplomatici statunitensi, incolpandoli di aver cospirato per far cadere il governo. In più Maduro in un comizio ha gridato: “Yankee, go home!“, mandando in delirio i suoi seguaci.

In una conferenza, che si è tenuta in México, dai toni molto accesi, Barack Obama stizzito ha detto ai giornalisti: “Il Venezuela sta cercando di distrarre dalle proprie carenze e compone false accuse contro i diplomatici degli Stati Uniti. Il governo dovrebbe concentrarsi su come affrontare le legittime rimostranze del popolo venezuelano.”

Conclusioni:

In questa guerra televisiva che si combatte a colpi di interviste, Maduro ha imputato alle forze paramilitari colombiane e agli Stati Uniti di fomentare la violenza; ha fatto sapere che ogni tentativo di rovesciare il suo governo sarà vano, è deciso a resistere a tutti i costi. Queste sono le sue parole per commentare tali idee: “Crediamo che con il supporto di John Kerry (Segretario di Stato) o di Obama, l’opposizione sia convinta di essere in grado di prendere il potere politico con mezzi violenti?”.

Questa non è la prima volta che le amare proteste di fazioni opposte hanno minacciato la stabilità politica in Venezuela negli ultimi dieci anni. Molte delle affermazioni fatte da Maduro, riguardanti gli Stati Uniti che fanno piani per assassinare il Presidente del Venezuela, anche Chávez le lanciò. Quest’ultimo è stato brevemente rovesciato da un colpo di stato nel 2002, ma per il resto ha superato le proteste e ripetutamente ha vinto le elezioni. Ha governato per 14 anni, ha perso solo una battaglia: quella contro il cancro.

Per concludere non sarà il caso che tutti i giovani del mondo raccolgono l’invito dei loro pari venezuelani per far muovere le diplomazie internazionali? Per far sgomberare le strade dall’esercito cubano e riportare giustizia ed equità sociale non bisogna dire: “VIVA USA” o “VIVA CAPRILES”, o “VIVA CHAVEZ” o “VIVA MADURO”, ma “VIVA IL VENEZUELA”. I giovani possono smuovere il mondo e hanno il dovere morale di farlo!

Link per approfondire:

http://www.internazionale.it/news/venezuela/2014/03/14/il-venezuela-nel-caos/

http://www.newnotizie.it/2014/03/venezuela-in-fiamme-ultimatum-del-dittatore-maduro/

 

Fonte: Sirigu, Valeria.”Speciale Venezuela: un Paese in fiamme dove vige l’oppressione militare”. dirittieuropa.it. Marzo 21, 2014. Abrile 2, 2014. http://www.dirittieuropa.it/blog/13669/newsesteri/speciale-venezuela-una-nazione-che-verte-in-miseria-ed-oppressione-militare/

Diritti concessi a Infovnzla per:  Diritti d’Europa: http://www.dirittieuropa.it

Foto principale: Nicolas Maduro in 2010. (Image via.)

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a Gli abusi della giustizia venezuelana nelle proteste

Da: Daniel Pardo

BBC Mundo, Caracas – Marzo, 19 – 2014

Un agente della Guardia Nacional (ndr. Polizia di Stato del Venezuela) l’ha buttata per terra, si è seduta sopra di lei e l’ha picchiata con il casco, una volta e un’altra ancora.

La vittima è Marvinia Jimenez, una venezuelana che, per la brutalità dell’aggressione che tre settimane fa è stata vista da migliaia di persone attraverso le reti sociali, è diventata simbolo delle proteste contro il Governo che da più di un mese, ha lasciato dietro di se più di trenta morti e centinaia di feriti in Venezuela.

La sarta di trentasei anni ha un handicap dalla nascita nella parte sinistra del corpo. Adesso è considerata vittima e carnefice dalla giustizia venezuelana: da un lato, si indaga se è stata oggetto di trattamenti crudeli durante l’arresto nella città di Valencia, dall’altro è accusata di intimidazione pubblica e lesioni personali durante il saccheggio e la parziale distruzione di un edificio pubblico, nella stessa città della regione centrale del Venezuela

Il caso, secondo i suoi avvocati, dimostra le incongruenze e gli abusi della giustizia venezuelana. Anzi, per molti il suo esempio non è l’eccezione.

Il Governo ha ripetuto che crede nell’imparzialità e nei metodi del sistema giudiziario, ma per gli avvocati dei detenuti la storia è diversa.

“Tutti i casi di arresto hanno rappresentato uno di qualche tipo di abuso da parte della giustizia”, dice alla BBC Mundo il direttore Alfredo Romero dell’ONG Foro Penal Venezolano, un’istituzione che difende i diritti umani e ha rappresentato la maggior parte dei detenuti.

“Ci sono imputazioni come ostruzione alla pubblica via e resistenza alla pubblica autorità che non implicano la privazione della libertà personale, a differenza dell’associazione per delinquere e condotte con finalità di terrorismo che -assicura- sono quelle che stanno attribuendo indiscriminatamente” .

Secondo cifre ufficiali, le proteste contro il Presidente Nicolás Maduro hanno generato più di 1500 arresti che per i mandatari sono stati, nella maggioranza dei casi, “assoldati dalla destra” per generare violenza.

Per le Organizzazioni Non Governative, come il Foro Penal, invece sono vittime di abusi da parte della giustizia e delle autorità.

In questo mese si è parlato molto degli abusi dalle forze di sicurezza, accusate di aver violato i diritti umani, torturando e maltrattando i detenuti.

Ci sono stati abusi di potere anche da parte della giustizia?

Foro Penal Venezolano

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Per il governo la maggior parte dei manifestanti sono “assoldati dalla destra” per generare violenza. Reuters/Carlos Eduardo Ramirez

Per molti oppositori, e non solo quelli che protestano, la giustizia venezuelana è inefficiente e politicizzata.

Gli analisti concordano che negli ultimi anni ci sono stati molti casi in cui un giudice è stato destituito e sostituito per adottare decisioni non conformi al Governo.

Durante le proteste, secondo Romero, “le detenzioni sono servite per spaventare ed intimidire i manifestanti affinché non tornassero più a manifestare”.

Dei 1.566 detenuti registrati dall’Organizzazione, 798 sono stati liberati attraverso l’adozione di misure cautelari, fra le quali si trovano il “divieto a manifestare”.

“Non hanno neanche salvaguardato la forma”, ci assicura Romero, “a chiunque sia arrestato impongono le stesse misure come se fosse un menù”.

L’avvocato prende come esempio David Urbina, trenta anni, arrestato mentre camminava con le buste della spesa (riscontrabile in un video verificato dal Foro Penal), e condannato per flagranza di reato.

Gli avvocati del Foro, più di 200 in tutto il Paese, in questo mese hanno guadagnato notorietà per il lavoro d’indagine, ricerca, registro e difesa dei casi che rappresentano abusi da parte delle autorità.

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Piazza Altamira, a Caracas, è stata occupata dalle forze armate. (Reuters)

E, come loro, non sono pochi quelli che credono che la giustizia abbia esagerato con le accuse.

Martedì, per esempio, il Comité Interacadémico venezolano, una federazione costituita da tutte le Accademie, ha dichiarato che: “Gli arresti in presunta fragranza di reato (…) rappresentano aperte violazioni dei diritti umani e l’assoluta ignoranza delle leggi del Venezuela, in un pregiudizio assolutamente riprovevole”.

“Montajes” (Montaggi)

Un altro avvocato del Foro, Luis Armando Betancourt, aggiunge un altro punto, che va oltre l’abuso da parte della giustizia, nelle accuse: la falsificazione delle prove.

E afferma: “La Guardia Nacional o i funzionari che procedono agli arresti, trattiene chiunque per avere chi accusare e prendono materiale probatorio, come chiodi, armi e bombe, che i manifestanti in realtà non portavano” .

Betancourt fa, inoltre, presente il caso di Luis Augusto Matheus Chirinos, studente in arresto da 24 giorni per le seguenti imputazioni: resistenza a pubblico ufficiale, associazione a delinquere, ostruzione della pubblica via e detenzione di armi.

Il giovane è stato arrestato a Valencia in circostanze che, ancora una volta, il Governo ed il Foro non condividono.

I primi dettagli furono comunicati dal Presidente dell’Assemblea Nazionale, Diosdado Cabello, il quale informava che Matheus è stato arrestato giacché era in possesso, fra le altre cose, di 360 bombe molotov, 20 chili di polvere nera e due casse di proiettili.

Romero sostiene che il fatto che Cabello, considerato il numero due del chavismo, sia così informato dei casi “dimostra l’influenza che possiede e la scarsa separazione tra i poteri”.

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Le proteste che durano da più di un mese contro Nicolàs Maduro hanno generato più di 1500 arresti. (Reuters)

Il difensore di Matheus, Antonio Marval, ha presentato alle autorità un video, verificato con lo stesso autore che si presenterà, persino, come testimone durante l’udienza, in cui si vede che il giovane non era in possesso delle armi nel momento in cui fu arrestato. Inoltre non era né vicino ad una manifestazione, né ad un SUV bianco, come, invece,asserisce il Governo.

Le autorità hanno fatto vedere le armi all’interno di un SUV bianco il giorno in cui Matheus si è presentato dinanzi la giustizia, ma che, secondo Marval a BBC Mundo, “è parte di un montaggio mediatico rivolto a dimostrare che attuano misure contro la violenza”.

“Se non fosse stato per il video”, conclude Marval, “el chamo (il ragazzo) sarebbe stato condannato ad anni di carcere”.

E questo, aggiunge, non è stato l’unico caso di abuso da parte della giustizia. Di fatto, assicura “la maggioranza dei casi sono stati montaggi”.

Funzionari arrestati

Intanto, l’autorità ufficiale (oficialismo) insiste sul fatto che la natura studentesca delle manifestazioni si è persa e che le nelle proteste ci sono persone straniere “fasciste” infiltrate che incitano alla violenza.

Maduro, dal canto suo, ha ripetuto che il Governo rispetta i diritti umani e che la giustizia sta agendo su entrambi i fronti.

Venerdì, il Presidente ha confermato che 105 persone sono ancora in stato d’arresto perché “hanno consegnato: armi, esplosivi C4, pianificazioni criminali e terroristi, di cui già si stanno confermando le reti di finanziamento”.

Durante le ultime settimane, i funzionari dello stato incaricati di difendere queste garanzie, come la Defensora del Pueblo, Gabriela Ramirez (ndr. Difensore del Popolo, organo dello Stato incaricato di difendere i diritti dei cittadini contro gli abusi di potere da parte dei poteri politici), e la Fiscal General Luisa Ortega, (ndr. figura che dirige il Ministerio Pùblico, organo di potere popolare, autonomo e indipendente) hanno manifestato la volontà di indagare sui fatti e non lasciarli impunti.

Secondo Maduro, attualmente sono 21 i funzionari statali privati della libertà personale per presunta partecipazione a violazioni dei diritti fondamentali.

E questo per l’Oficialismo è la comprova che la Fiscalìa non è politicizzata.

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Un settore importane della popolazione appoggia l’operato della Guardia Nacional Bolivariana. (AFP)

Per German Saltròn Negretti, agente dello Stato Venezuelano per i diritti umani davanti al Sistema Interamericano e Internazionale, “né noi né i media hanno la responsabilità di fare indagini; è compito della Fiscalìa, l’organismo pubblico incaricato che già ha i casi sulla scrivania.”

L’avvocato scredita il ruolo di organizzazioni simili al Foro Penal perché, secondo lui, sono finanziate dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea per dimostrare come lo Stato Venezuelano è presunto trasgressore dei diritti umani.

“Entità come la USAID (Agenzia degli Stati Uniti d’America per lo Sviluppo Internazionale) sovvenzionano con miliardi  le organizzazioni di tutto il mondo” cosa che sarebbe illegale secondo una legge del 2010 che impedisce il finanziamento internazionale delle ONG in Venezuela.

Tuttavia, Saltròn, ammette che non esiste nessuna prova che dimostri che il Foro Penal è finanziato da organizzazioni internazionali.

Assicura però: “E’ così evidente che non c’è bisogno di provarlo”.

 

Fonte: Pardo, Daniel. “Los excesos de la justicia venezolana en las protestas.” BBC Mundo. 19 Marzo 2014

BBC. 23 Marzo 2014. http://www.bbc.co.uk/mundo/noticias/2014/03/140317_venezuela_justicia_protestas_dp.shtml

Foto: Le foto dell’aggressione a Marvinia Jimenez, consegnate dalla vittima stessa a BBC Mundo, saranno usate in giudizio.

Traduzione: #infoVnzla

@infoVnzl

“Dove si vede il nemico, vedo solo venezuelani,” ha detto Macri a Maduro

El País. 02-24-2014.

Il sindaco di Buenos Aires, Mauricio Macri, ha scritto oggi una lettera al presidente del Venezuela, Nicolas Maduro, che ha detto che invece di “nemici”, lui “solo” ha visto “venezuelani arrabbiati che richiedono modifiche il suo governo.”

Non si deve confondere il governo argentino con gli argentini, così come noi non gli confondiamo a lei con i venezuelani. Non tutti gli sosteniamo nelle sue violazioni dei diritti umani”, ha rilevato Macri nella nota pubblicata nel suo profilo di Facebook e ha posto l’accento: “Signore Maduro, dove lei vede il nemico, Io vedo i venezuelani”.

Per quanto riguarda le manifestazioni in Venezuela, in cui dieci persone sono state uccise e hanno portato a numerosi atti di violenza, il funzionario di Buenos Aires ha detto che “non sono nemici e cospiratori quelli manifestanti, sono venezuelani”.

La lettera inoltre dichiarato che “è chiaro che (Maduro) ed io vediamo diverse e diversamente le cose. Per esempio, dove si vede nemici che vogliono uccidere, vedo venezuelani arrabbiato che richiedono modifiche il suo governo “.

“Dove si vede una cospirazione, io vedo come Génesi Carmona è portata, ferita, su una moto all’età di 22 anni. Ed io non gli vedo. “No l´ho visto al funerale di quelle persone innocenti”, aggiunto.

Nel frattempo, ha differito da Kirchner, ha ricordato che “gli altri giorni il governo argentino ratificato il suo ‘sostegno totale e assoluto'” e ha aggiunto che lui preferisce “richiedere l’immediato rilascio di Leopoldo López con tutti i prigionieri politici venezuelani”.

“Vi chiedo di prendere il controllo delle forze paramilitari che diffondono la paura e morte. Vorrei invece chiedere di garantire la libertà e che si sieda a parlare onestamente con loro chi pensano in modo diverso, ” ha detto.

Inoltre, il capo del governo di Buenos Aires ha osservato che “dove si vede fascisti protestano, vedo gente, vedo gente, vedo gli esseri umani che non sono d’accordo con te.” Faccio come possono, sono persone, sono anche il vero popolo del Venezuela.

O semplicemente quelli che applaudono sono le popolo e gli altri sono nemici? “, ha interrogato.

Vedo anche cose che voi non vedi. Vedo i gruppi paramilitari che nella notte spara a civili inermi, anche sparano le loro case e appartamenti, come mostrato nel video su Youtube,” ha detto.

E ha detto, “dove si vedono solo il social network calunnie e menzogne ​​(c’è, che i condannati), trovo anche il vero oltraggio dei venezuelani che hanno lì l’unico spazio lasciato a loro per denunciare con tutte le lettere, perché voi avete fermato, soffocato e persino cacciati dal paese i mezzi. Per fortuna ci sono Twitter e Facebook in modo che possano farci sapere cosa sta accadendo in Venezuela!

Fonte: El País. “Donde usted ve al enemigo, yo solo veo venezolanos”, le dijo Macri a Maduro”. La Nueva. Lunes 24 de febrero de 2014.

http://www.lanueva.com/El-pais-/748573/donde-usted-ve-al-enemigo–yo-solo-veo-venezolanos–le-dijo-macri-a-maduro.html

Foto: Beatrice Murch (blmurch)

Traduzione: #infoVnzla

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Regime di Venezuela, festa finita

Da Roger F. Noriega

The American – 02-18- 2014

Il presidente venezuelano Nicolas Maduro si trova adesso in una battaglia persa per salvare il suo regime ed il crescente disaggio nelle strade è solo uno dei suoi problemi . Mentre i dettagli del collasso del suo governo escono alla luce pubblica, la sua base politica continua a dividersi. E mentre continua a seguire il consiglio cubano continua di usare la forza bruta contro le manifestazioni pacifiche, l’esercito nazionalista non tollererà la crescente violenza. In un certo senso, la condizione di Maduro è terminale.

Secondo una fonte della Banca Centrale del Venezuela (BCV), le riserve internazionali del paese sono scese a ventuno miliardi di dollari (meno della metà che compongono quelle della Colombia, avendo un’economia della stessa dimensione), di cui dodici miliardi di dollari in riserve auree sono rivendicati dalla Cina come garanzia per il più di $30 miliardi di prestiti fatti negli ultimi anni. A causa del ritardo che ha il Venezuela per consegnare il petrolio di accordo al contratto che ha con la Cina, l’oro non può essere toccato dal governo.

Di accordo a questa fonte all’interno della BCV, anche circa di $7,500 milioni di riserve sono obbligazioni emesse dai governi alleati, come l’Argentina, Bolivia, Cuba e Nicaragua. A quanto pare, in tempi passati la BCV manteneva tale importo in titoli di Stato degli Stati Uniti, ma sono stati cambiati in obbligazioni senza valore emesse da alcuni dei paesi più insolventi nella regione. E peggio ancora, queste obbligazioni non possono essere risolte in contanti, perché sono stati acquistati con uno sconto e valgono meno del loro valore nominale, dunque la sua vendita è illegale secondo la legge venezuelana. Ciò che rimane in banca, anzi, è meno di mezzo bilione di dollari – che non coprirebbe il costo di più di due settimane di importazioni. Ciò implica che nelle prossime settimane aumenterà la scarsità.

Dopo due decenni di cattiva gestione e di corruzione, l’irregolare produzione di petrolio -causata da oltre dieci anni di gestione sbagliata e di truffe continue- è già “over-subscribed”, impegnata al consumo interno, la Cina e regali internazionali a Cuba, al partito di sinistra in El Salvador e altri paesi dei Caraibi. Le fonti indicano che il presidente di PDVSA, Rafael Ramirez, dovrà finire queste donazioni. Anche continuerà a defraudare alla Cina per il fatto di aumentare le vendite di petrolio verso gli Stati Uniti. Nonostante, questa lotta per contanti è inadeguata e insostenibile per soddisfare le esigenze del Venezuela.

Così, la storia registrerà che una rivoluzione dedicata al “socialismo del secolo XXI” e stata disintegrata dalla mancanza di biglietti verdi americani.

La seconda grande crisi di Maduro implica la perdita di sostegno all’interno delle forze armate. Hugo Chávez comandava il rispetto o timore dei servizi uniformati, perché era un veterano militare, e consolidò la loro fedeltà dandoli lavori lucrativi e incoraggiando il loro coinvolgimento nel traffico di droga e altre forme di corruzione. Naturalmente, alcuni di loro -pensionati rispettati inclusi- si sono allontanati dalla corruzione, ma sono rimasti fedeli al loro comandante è rimasto.

Quel pilastro militare del regime sta crollando dalla morte di Chávez da marzo dell’anno scorso. Maduro ha poco rispetto nei ranghi dei militari. Coloro che si sono riuniti intorno a lui sono quelli che hanno cooptato con nuove posizioni nel governo e “narcomilitari” più corrotti -in particolare il Presidente dell’Assemblea Nazionale Diosdado Cabello- che sperano aggrapparsi alle loro fortune illecite attraverso la conservazione del regime criminale e irresponsabile.

All’ala nazionalista delle forze armate, le irrita l’enorme ruolo che occupa il regime cubano nell’amministrazione di Maduro. Un confidente di Chávez lamentava privatamente: “Oggi, in Venezuela non c’è un governo ‘chavista’, invece c’è un governo cubano”. Le immagini di agenti della Guardia Nazionale mal addestrati e assassini vestiti di civili –sparando, picchiando e arrestando agli studenti in protesta- ha alienato di più la maggior parte del corpo degli ufficiali dell’esercito di Maduro e il suo gruppo di generali corrotti. Secondo un’altra fonte all’interno della ”leadership”, se Maduro proclama l’ordine dell’esercito di distribuire armi pesanti e truppe per reprimere le dimostrazioni, probabilmente porrebbe fine alla sua presidenza.

Se le dimostrazioni e le morti aumentano, i dirigenti che non erano preoccupati per incrociare al volontarioso Chávez nel passato, non resteranno in silenzio quando il regime vacillante scateni proiettili contro le proteste pacifiche.

Gli Stati Uniti hanno rilasciato una timida dichiarazione chiedendo al regime dispotico di rispettare i diritti umani e la libertà di espressione, inoltre di entrare in un dialogo con l’opposizione. Domenica scorsa, Maduro ha espulso tre diplomatici nel tentativo di colpare al “impero” per i loro errori; ma questa tattica ha attirato solo una maggiore attenzione internazionale alla crisi nel paese e il fatto che il regime sta perdendo la battaglia per la sua sopravvivenza.

Quello che Hugo Chávez chiamava la “rivoluzione bolivariana” ha, soltanto, sopravvissuto un anno lasciando dietro un’eredità tossica. La comunità internazionale può aiutare a perseguire a Maduro e suoi narcotrafficanti per i loro crimini, e il loro maltolto deve essere restituito al popolo venezuelano per sostenere la ricostruzione di un paese che è stato sottoposto ad un inferno .

Fonte: Noriega, Roger. “For Venezuelan Regime, the Party’s Over“. The American. February 18, 2014. Raccolta: Febbraio 28, 2014 http://american.com/archive/2014/february/for-venezuelan-regime-the-partys-over

Traduzione: #infoVnzla

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É in rischio la democrazia in Venezuela?

Nel Venezuela negli ultimi mesi si sono realizzate quattro elezioni decisive: due presidenziali, ed altre due per presidenti delle regioni, sindachi ed altri funzionari municipali. Tutte sono vinte dal blocco della rivoluzione bolivariana. Nessun risultato è stato impugnato dalle missioni internazionali di osservazione elettorale. Le ultime elezioni sono state eseguite soltanto due mesi fa… E si è concluso con una vittoria netta -11,5 per cento di differenza- dei chavistas. Dal tempo che Hugo Chávez è diventato presidente nel 1999, tutti i sondaggi mostrano che, sociologicamente, il supporto per la rivoluzione bolivariana è di più dalla opposizione.

In America Latina, Chávez è stato il primo leader progressista -dopo Salvador Allende- che ha raggiunto il potere per mezzi democratici. Non si capirebbe cos’è il chavismo, se non si misura il suo carattere profondamente democratico.

La scommessa di Chávez ieri, ed oggi di Nicolas Maduro, è il “socialismo democratico”. Non solo una democrazia elettorale. Anche economica, sociale, culturale… In quindici anni il chavismo ha dato a milioni di persone -che non avevano documenti di identità per il fatto di essere poveri- lo status di cittadino e si li ha permesso di votare. Ha dedicato oltre il 42 per cento del bilancio dello Stato per investimenti sociali. Ha aiutato ad uscire a 5 milioni di persone dalla povertà. La mortalità infantile e stata ridotta. Ha sradicato l’analfabetismo. Moltiplicò per cinque il numero di insegnanti nelle scuole pubbliche (da 65.000 a 350.000). Creò 11 nuove università. Ha concesso pensioni a tutti i lavoratori (anche quelli informali)… Questo spiega il sostegno popolare che sempre ebbe Chávez, e le recenti vittorie elettorali di Nicolas Maduro.

Allora, perché le proteste? Non dimenticare che il Venezuela chavista -per il fatto di avere le maggiori riserve di idrocarburi del pianeta- è stato (e sarà) sempre oggetto di tentativi di destabilizzazione e campagne mediatiche sistematicamente ostili.

Sebbene l’opposizione e stata unita sotto la guida di Henrique Capriles, ha perso quattro elezioni successive. Dopo questo fallimento, la sua frazione di destra legata agli Stati Uniti e guidata dall’ex leader del colpo Leopoldo López, scommette per uno coup d’etat lento; E applicare le tecniche del manuale di Gene Sharp

Nella prima fase: 1) creare scontento nascondendo prodotti di prima necessità,  2) fare credere nell’incompetenza del governo, 3) incoraggiare le manifestazioni di scontento, e 4) intensificare l’assedio mediatico.

Dal 12 febbraio, gli estremisti sono entrati nella seconda fase dell’insurrezione: 1) approfittarsi del scontento di un gruppo sociale (una minoranza di studenti) per provocare proteste violente e arresti, 2) fare manifestazioni di solidarietà con i detenuti; 3) introdurre uomini armati tra i manifestanti con lo scopo di provocare vittime su entrambi (la perizia balistica ha stabilito che i proiettili che hanno ucciso a Caracas, 12 febbraio, allo studente Bassil Dacosta, Alejandro Chavez e Juan Montoya sono stati realizzati con la stessa pistola, una Glock 9 mm), 4) aumentare il loro livello di proteste e violenze, 5) di intensificare l’uso dei mass media contro la repressione del governo  con il aiuto delle reti sociali, 6) Cercare che le grandi organizzazioni umanitarie condannino al governo per “l’uso eccessivo della violenza”, 7) fare che governi amici lancino avvertimenti alle autorità locali.

Ci siamo a questo punto.

Allora, è in rischio la democrazia in Venezuela? Sì, minacciata ancora, dallo stesso promotore del colpo di stato da sempre.

* Direttore di Le Monde Diplomatique in spagnolo. Ha appena pubblicato Hugo Chávez. La mia prima vita.

Fonte: Ramonet, Ignacio. ” ¿Está en riesgo la democracia en Venezuela?”.
La Jornada. Domingo 23 de febrero de 2014. http://www.jornada.unam.mx/2014/02/23/opinion/022a1mun
Traduzione: #infoVnzla
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Diciotto casi di tortura nel Venezuela denunciati da un’ONG

La madre di questa cronaca chiede che le identità di lei e di suo figlio restino in riserva per paura di rappresaglie. Il 12 febbraio, mentre ritornava a casa da una manifestazione di protesta indetta dall’opposizione del governo del presidente venezuelano Nicolas Maduro e che si finisce con due morti. Lui è stato arrestato da agenti del Sebin (Servizio Bolivariano di Intelligenza). La famiglia non sapeva dove si trovasse; sono stati trenta ore dopo quando è stato presentato in tribunale. Ha ricevuto, dice, un pestaggio pazzesco che comprendeva un grande repertorio di tortura: da scosse elettriche nel collo, collocamenti di sacche d’aria in testa e colpi con bastoni. “Per non parlare della tortura psicologica. Gli hanno detto che ci stavano violentando a me e alla sua sorella”, dice, serena ma commossa, quasi pronta a piangere.

Questo giovane studente di giurisprudenza all’Università Santa María di Caracas, ha ventitré anni ed è nipote di nonni che sono venuti della Galizia. Come lui, altri due cittadini spagnoli sono stati fortemente torturati dalla polizia e soldati venezuelani per partecipare alle manifestazioni e proteste che dai primi giorni di febbraio mantengono parzialmente paralizzato il Venezuela, secondo la organizzazione di diritti umani Forum Penale Venezuelano. Il caso più sconvolgente è quello di Juan Manuel Carrasco, anche un discendente di spagnoli, che secondo a sua madre Rebecca González è stato violato con la canna di un fucile. L’Ufficio della Procuratore Generale ha negato che nella presentazione di Carrasco in tribunale si conoscesse quella versione del reato.

Un totale di diciotto storie di tortura sono state già registrate dal Forum Penale. “Hanno violato a tutti i detenuti il loro diritto di difesa. Non vi è stato permesso di contattare ai loro avvocati e sono costretti a firmare un documento riconoscendo che avevano stati già assistiti da altri difensori”, denuncia il direttore della ONG Alfredo Romero .

L’opposizione politica ha anche voluto approfittarsi di questi eventi violenti per mantenere la ragioni della protesta viva. Sabato scorso, durante il suo intervento in occasione dell’ultima concentrazione maggiore non permessa dal governo centrale, il candidato presidenziale Henrique Capriles ha voluto mettere in palio il tema della tortura. Ha citato il caso di un giovane a chi hanno colpito fortemente con un casco in testa. A suo parere, è ovvio che il governo di Maduro cerchi di coprire questi reati. La storia del Chávez emerge basata sui fatti di repressione che ebbero successo durante democrazia dei partiti (1958-1998) ha sofferto la ultrasinistra venezuelana.

Il Forum venezuelano penale è a conoscenza della morte di sette persone, essendo la maggior parte di loro dopo trattamenti crudeli e inumani. È il caso, ad esempio, di Geraldine Moreno, una donna giovane assassinata a Valencia, Estado Carabobo, ricevendo una scarica di pallettoni in rostro. Il numero di vittime è salito a undici però. Domenica scorsa, il Presidente Nicolás Maduro ha aggiunto il nome di Danny Vargas al tragico bilancio, successo a Táchira, la stessa regione in cui il governo centrale ha riconosciuto seri problemi di ordine pubblico. Vargas è morto in una guarimba (barricata di strada), quando è stato accoltellato da una persona che, secondo il leader venezuelano era stata umiliata dai manifestanti dell’opposizione.

Questa versione cerca di provare una tesi che dal venerdì sera presenta il governo. Nido Sulle barricate sono annidati i settori più radicale anti-Chávez anche in grado di provocare la morte di persone al di fuori della manifestazione. Venerdì scorso, un motociclista, Elvis Duran, è morto dopo schiantarsi contro un corda posta dagli avversari che hanno cercato di impedire la libera circolazione nel settore residenziale Horizonte, a Caracas orientale.

Maduro stesso ha preso questo paio di casi come un altro modo per dimostrare che si sta affrontando ad un “colpo di stato fascista e prolungato. “Per il caso del motociclista Durán il Presidente ha ordinato l’arresto del Generale dell’Esercito in pensione Ángel Vivas, a chi il governo fa responsabile di “formare i fascisti” e di suggerire il collocamento di corde sulle barricate.

Questa Domenica le autorità dello Stato hanno cercato di razziare la residenza di Vivas nel quartiere Prados del Este, a sud-est di Caracas, ma l’ufficiale stesso ed i vicini hanno impedito la azione. Armato con un fucile e una pistola Vivas ha gridato dal giardino interno della sua casa al gruppo che cercava di fermarlo che non si consegnerebbe. “Non riconosco l’autorità dei genocide Castro (Fidel e Raúl), in Venezuela. Io sono addestrato a dare la vita per il Venezuela. Non posso arrendermi a un ordine cubano. Non permettono di venire a casa mia e se lo fanno eserciterò il mio diritto all’autodifesa”. È stato un lungo discorso che ha chiuso gridando: “Vieni a prendermi tu, Maduro”.

I Vicini sono usciti in strada suonando loro pentole e agitare le bandiere di Venezuela. Altri hanno chiuso le strade in un raggio di un kilometro con materassi vecchi e roba inutile per riunirli dopo con rami secchi e buste di spazzatura. Nella notte venezuelana (alba di Italia) Vivas è rimasto nella sua casa. L’avvocato Jose Antonio Zaa parlò con lui e affermò che il suo cliente si arrenderebbe solo se la loro detenzione è coerente con i principi del diritto. “Vogliamo sapere perché lei è stato citato e qual è il crimine commesso. Vogliamo essere certi che non sarà arrestato “, ha detto.

Vivas mantiene un polso con il Chavismo perché essendo ufficiale attivo ha chiesto in tribunale nel 2006 la derogazione dell’uso dello slogan “Patria, Socialismo o Morte”. Questo slogan in segno di saluto e di addio è stato uno dei cambiamenti che il defunto Hugo Chávez ha introdotto nelle Forze Armate Venezuelane.

http://internacional.elpais.com/internacional/2014/02/24/actualidad/1393203979_956020.html

Traduzione: Eduardo Troconis R. #InfoVnzla

Massive opposizione marcia chiede la liberazione dei prigionieri politici in Venezuela

I leaders dell’opposizione venezuelana e rappresentanti degli studenti hanno condotto una massa manifestazione dell’opposizione a Caracas e hanno annunciato una lista di richieste per il governo che comprende la libertà per i prigionieri politici e sanzioni per i colpevoli di attaccare le marce.

Il leader dell’opposizione Henrique Capriles , governatore dello stato Miranda, ha guidato una marcia durante la quale ha nuovamente denunciato la violenza, ha invitato la gente a non protestare durante la notte o bloccare le strade, mentre allo stesso tempo chiedendo che il governo rettificare le sue azioni e rilasciare il leader politico Leopoldo Lopez dal carcere.

Capriles, preceduto da altri membri dell’opposizione, tra cui Maria Corina Machado Legislatore, Antonio Ledezma Metropolitan Sindaco, Henry Falcon Governatore dello stato Lara, nonché portavoce dell’università, hanno letto una lista di richieste insieme con il leader degli studenti Juan Requesens.

“Vogliamo la libertà per tutti gli studenti detenuti, vogliamo l’amnistia per tutti gli studenti sotto processo”, ha detto Capriles.

La lista ha anche chiesto il rilascio di Lopez, tenuto in una prigione militare dal Martedì scorso accusato di diversi reati legati alle marce.

Anche sulla lista è una richiesta di “misure umanitarie e di libertà” per commissario di polizia Ivan Simonovis, condannati per le morti che si sono successo durante il fallito golpe del 2002 dal Venezuela contro Hugo Chavez.

Si chiede inoltre di “ponere fine alla persecuzione” e che quelli “in esilio” possono di tornare in Venezuela.

Un punto chiave è stata la domanda per il disarmo immediato dei gruppi paramilitari.

Fino ad ora le marce di protesta e la reazione di loro governo hanno lasciato almeno 10 morti, 130 feriti e decine in custodia.

http://www.laht.com/article.asp?ArticleId=1642160&CategoryId=10717&utm_source=feedburner&utm_medium=twitter&utm_campaign=Feed%3A+laht%2Fmailer+%28Latin+American+Herald+Tribune%29

Traduzione: Nicolás Salazar F. #InfoVnzla

RISPOSTA AL PRESIDENTE DI VENEZUELA

Ill. Signore Presidente Maduro,

Ho avuto l’opportunità di vedere un video in cui Lei si rivolge a me nel percorso di una nota che è stata girata nel mio sito di internet . Io di solito non rispondo ai commenti che si ricevono in quel sito, ma mi sento in dovere di riferirmi alle sue parole, per il fatto concreto che Lei si riferisce alla mia persona. Spero che il video non sia un’altra falsificazione di quelle che esistono spesso su internet, e se è così, confesso che è di buonissima qualità.

Con il rispetto che si merita Lei per il Suo status di presidente, e come rappresentante di una nazione, devo iniziare questa nota ringraziando il tono generale dei suoi commenti al mio scritto. Apprezzo il suo gesto gentile, che ha capito le buone intenzioni dei miei pensieri, fatti con il cuore e pensando nel popolo venezuelano.

Senza voglia di impegnarsi in duelli epistolari, lo scopo del mio commento è solamente di chiarire alcuni dei problemi esposti ieri, che riguardano a me personalmente .

1. I commenti espressi da me a proposito della difficile situazione in Venezuela oggi, non sono derivati ​​delle notizie diffuse su CNN o Univision o di qualsiasi altra fonte di notizie “imperialista”. Nascono di lettere, commenti e riflessioni fatte da amici, dentro e fuori del Venezuela, ed anche dopo un’attenta lettura analitica alle innumerevoli pubblicazioni, anche se sono antagoniste oppure pro governo. La diversità del materiale che di solito scelgo per la mia lettura tende a nutrire ampia e oggettivamente le mie opinioni in torno a un fatto determinato.

2. Non mi sono aggiunto, consciamente o inconsciamente, a qualche blitz ideato per la CIA,  neanche sono parte di uno “lobby internazionale” con lo scopo di creare cattiva pubblicità di nessun governo. Un’altra volta, mi sorprendono questo tipo di accusazioni vivendo nel secolo XXI, quando siamo invece in tempi di togliere i soliti cliché. Se critico qualcuno che è considerato di sinistra, sono dalla CIA; se critico che si ritiene di destra, allora sono un comunista; e quando critico al militarismo, sono “sovversivo”.

3. Ritengo, come una verità , il fatto che il defunto presidente Chávez abbia dimostrato con vittorie consecutive nelle elezioni presidenziali, il discredito della tradizionale vittoria egemonica dei soliti due grandi partiti politici, e il desiderio di cambiamento espresso liberamente nei sondaggi della volontà popolare. Ma anche è vero che oggi il Venezuela non è una nazione unita: è un paese in cui la popolazione è politicamente polarizzata, una società immersa in ovvie contraddizioni, con un governo eletto che ha vinto per una piccola percentuale (1,49%) che non ha raggiunto il 51% dei voti dall’80 % della popolazione votante e con un assenteismo elettorale di 20.32%. Tale governo però, è determinato a imporre un sistema economico/politico (di cui non qualifico ne disqualifico), ma che ovviamente non è accettato dalla maggior parte della popolazione. In una situazione come questa, sembra opportuno fare una consultazione nazionale di modo che il popolo faccia la sua scelta in torno a questa materia. Senza di quello, ciò si percepita come un’imposizione.

Penso che il Suo governo, Presidente Maduro, non possiede la maggioranza per giustificare quello che Lei sta facendo al paese. Dall’altra parte, l’opposizione, mix di quello che esisteva nel passato politico del Venezuela con la nuova gente che lotta oggi per guadagnare rispetto e considerazione, non sono quattro “poveri Cristi” fascisti, come si cerca di fare capire. Loro sono una quantità importante di persone. In queste circostanze, la realtà del Venezuela di oggi sarebbe come una casa dove la famiglia si divide, e ci sono stanze dove l’altra metà non può vivere o transitare. Il Venezuela di oggi non è la nazione che tutti i suoi abitanti vogliono. É un paese che sembra di essere supportata da solo il 50 % della popolazione, tenendo conto del totale dei voti espressi nelle elezioni del 2013. Questa realtà determina la necessità di considerare una modificazione di questo corso, alla ricerca di un equilibrio che permetta lo sviluppo dell’argomento nazionale nei suoi termini, più realista e meno aggressivo, un Venezuela dove il grido di ” Patria o morte ” tra fratelli non sia più necessario.

4. Come i chavistas si definiscono a se stessi come “socialisti”, dobbiamo supporre che comprendono quello che dicono, e hanno studiato a tutti coloro che inizialmente trasformarono le teorie sociali di Marx ed Engels, in proposte sperimentali di socialismo e del comunismo, soprattutto in Russia, dopo la rivoluzione bolscevica del 1917 . Dovrebbero sapere, ad esempio, le osservazioni fatte da Vladimir Ilich Lenin nel suo opuscolo titolato “malattia infantile del sinistrismo nel comunismo”  (questo titolo non è un artificio allo stile di Jorge Luis Borges, così va intitolato dal stesso Lenin e se non vi credete, potete chiedere a Fidel , forse lui lo ha letto). In tale lettera cita Lenin errori commessi in nome della sinistra, per il fatto di non considerare le circostanze oggettive all’ora di prendere decisioni, e ancora peggio, le conseguenze storiche che produce per non riconoscere e correggere tali errori . Quel opuscolo descrive come, nel 1918, i compagni Radek e Bukhari, i principali rappresentanti della cosiddetta “sinistra comunista ” furono costretti a riconoscere pubblicamente il loro errore, per il fatto di non comprendere o accettare inizialmente che l’argomento per la pace di Brest non costituiva  necessariamente un compromesso con gli imperialisti, ma obbediva ad una particolare esigenza politica per le condizioni oggettive del momento, cosa che Lenin descrisse come un “do ut des “, io ti do, tu mi dai. La metafora che fa Lenin di rapinatori ed aggredite chiarisce l’argomento molto bene. Non è, forse, un “do ut des” l’accordo che Venezuela ha con il “imperialismo”, che fornisce con petrolio venezuelano agli Stati Uniti in cambio dei dollari necessari per l’economia del paese?

5. Questo stesso approccio indica che in queste circostanze non è opportuno che il governo imponga la sua volontà, o ripudi, o finga di ignorare la validità degli argomenti sollevati dai suoi critici venezuelani . Non credo che la risposta razionale oggettiva insindacabile si produca attraverso la repressione, la censura o l’appello demagogico alla risposta razionale. Un simile atteggiamento solo causerebbe più violenza, che genererebbe la possibilità di illegalità, un vuoto politico che potrebbe  essere riempito con un colpo di stato militare, l’unica istituzione con la capacità di organizzare e con il potere coercitivo per affrontare il caos istituzionale e civile risultanti.

6. Non sono mai stato, non sono adesso, e mai sarò d’accordo con interventi armati in qualsiasi paese ne negli affari interni delle nostre nazioni . Lo dico categoricamente. Il mio paese ha sofferto quel male, e non lo giustifico per niente.

7. Anche se apprezzo il suo invito a visitare il Venezuela, non ritengo opportuno accettarlo in questo momento. Questa visita potrebbe essere considerata come un avallo della sua gestione e la posizione del loro governo. Allo stesso modo, non accetterebbe un invito da quei che si oppongono, almeno non adesso. E per chiarire ulteriormente questo punto, ho anche ricevuto molte offerte di lavoro in Venezuela quest’anno, ed allo stesso modo ho rifiutato perché non mi sembra giusto andare a lavorare di là nelle attuali circostanze.

8. Per quanto riguarda “l’anima venezuelana”, Signor Presidente, ed alla nobiltà del suo popolo,  lo so molto bene perché le porto dentro, senza etichette , insieme alla mia anima panamense e latinoamericana. Quel argomento non entra in questa discussione. Quell’anima anche la trovo dentro e fuori di quel nobile paese, dalla mia prima visita negli anni 60. Aumenta con l’età e si riaccende nella mia amicizia con Cesar Miguel Rondón, Pedro Leon Zapata, José Ignacio Cabrujas, Jonathan Yakubowicz, Edgar Ramirez, Budu, Oscar de León, Clarita Campins, Marilda Vera, Gustavo Dudamel, Ozzy Guillen, il grande Luis Aparicio; nella mia ammirazione per Don Simón Díaz –di chi oggi dobbiamo piangere per la sua scomparsa- Aldemaro Romero,  il Maestro Abreu e altri tanti grandi rappresentanti di talenti, capacità e nobiltà del popolo di Bolívar. Loro mi rafforzano la presenza di quell’anima. E forse nessuno risuona dentro di me come il più rappresentativo e ricordato: il mio caro amico Luis Santiago, chi se n’è andato giovane, durante la tragedia di La Guaira ’99, dunque sarà giovane per sempre; anche c’è l’esempio ispiratore sollevato per l’eccellenza dei giovani del Sistema, il gruppo di Orchestre e Vocale, tutti esempi meravigliosi di ciò che funziona grazie al lavoro, la disciplina e la speranza di essere migliore; senza urli libellisti, sotto la istruzione di insegnanti venezuelani, il settore popolare dimostra la sua classe mondiale .

Non c’è bisogno di andare in Venezuela per trovare la sua anima, perché lei sarà con me ovunque, da sempre .

9. Non si resta credibilità all’affermazione che, sotto i governi che sono denominati di sinistra, nascono più opportunità per il settore popolare. In generale, i governi che dicono di essere di destra si preoccupano più di loro interessi che delle persone che in teoria rappresentano. Ma penso che ci sono diverse definizioni per fare capire il “empoderamiento” di cui Lei parla (comprendendo che “empoderar ” si intende come la capacità di fare e di potere) al “Pablo Pueblo” che descrivo nel mio brano. Uno è la creazione di uno spazio per rispettare la loro dignità ed anche i loro diritti. Altro sarebbe l’opportunità di sviluppare la loro capacità , non solo con i sussidi che li rendono dipendente degli altri, o che promuovono gli peggiori istinti che tutti noi possediamo. Per me, la vera rivoluzione sociale è quella che fornisce la migliore qualità di vita per tutti i cittadini, che soddisfi ai bisogni della specie umana, compresa la necessità di essere riconosciuti e per raggiungere la fase di realizzazione di sé, offrendo l’opportunità senza attendere ad alcuna servitù. Quello purtroppo non ha avuto ancora successo in nessuna rivoluzione.

Esprimo le mie opinioni, Signore Presidente, senza odio, senza agende nascoste, ironie, o interessi surrettizi. Ribadisco i miei ringraziamenti per il tono della conversazione e la Sua considerazione al concedere l’attenzione del Suo tempo prezioso alle parole di questo panamense dell’America Latina .

Vorrei finire con un appello alle fazioni che si confrontano nella mia cara Venezuela: cominciate ad aggiungere e non a sottrarre. Smettete di insultare e litigare, in modo che i venezuelani inizino a parlare; che il silenzio è la migliore premessa per un dialogo ragionato.

Forza Venezuela!

Cordiali saluti ,

Rubén Blades

 

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Rubén Blades (Panamá, 16 luglio 1948) è un cantautore, attore e politico panamense. È in attività dagli anni sessanta, interprete di musica Salsa. Nella sua discografia si registrano numerose collaborazioni, in particolare con Ray Barretto e Willie Colón, nonché come componente dei Fania All Stars. Si è aggiudicato per 7 volte il Grammy Award.

Laureato in giurisprudenza, accanto alla carriera artistica affianca anche quella politica: è infatti fondatore del partito “Papa Egoró” ed è stato anche ministro del turismo di Panamá fra 2004 e 2009

>> Respuesta al presidente de Venezuela

Traduzione: Eduardo Troconis R. #InfoVnzla