Speciale Venezuela: un Paese in fiamme dove vige l’oppressione militare

Da: Valeria Sirigu

dirittieuropa.it – Marzo 21, 2014

Con la morte, avvenuta il 5 marzo 2013, di Hugo Rafael Chávez Frías, Presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, una Repubblica Federale e democratica situata nel nord dell’America Meridionale, si è riaperta la questione venezuelana a causa del suo successore designato: Nicolás Maduro Moros, il quale non sa gestire adeguatamente l’asse portante dell’ideologia di Chávez e del suo partito cioè il socialismo democratico, l’integrazione dell’America Latina e l’anti-imperialismo.

Mentre la forte personalità di Chávez riusciva a tenere sotto controllo le problematiche del paese, anche mantenendo rapporti discreti con Washington e Cuba, da quando Maduro detiene la presidenza i rapporti con il mondo esterno si sono alquanto inaspriti, provocando così blackout elettrici e fame nella popolazione, nonché pilotando l’inflazione e il cambio del “bolivar fuerte” (la moneta locale).

Conseguentemente, da un anno a questa parte, si hanno continui tumulti partiti inizialmente come proteste studentesche, poi estese ad altri strati sociali. Maduro, anziché lasciare i cittadini manifestare pacificamente e liberamente, li reprime usando armi da fuoco e determinando così decine feriti gravi e morti: proprio a questo proposito, poco tempo fa, davanti all’ambasciata venezuelana aRoma, c’è stata una manifestazione di cittadini venezuelani residenti nel nostro Stato per denunciare tutto quello che sta accadendo nella loro terra natia,

Le agitazioni di piazza stanno portando nelle strade del paese milioni di persone tra filo-governativi e anti-governativi, inondano i social media con informazioni contrastanti: su chi c’è dietro agli scontri e cosa fanno.

Dal 13 febbraio, più di 2.000 video, molti dei quali e pure foto raffigurano scene di violenza tra manifestanti e forze governative del Venezuela, sono stati caricati su iReport, la piattaforma di user-generated della CNN. A questo proposito, l’attore Alejandro Camacho Beaumont ha dichiarato a iReport che gli studenti, a metà febbraio, hanno bloccato le strade e bruciato detriti a San Cristobal, e lui ha documentato questi eventi con foto. Tali giovani protestano solo per avere generi di prima necessità, perché statisticamente ogni venti minuti muore un loro connazionale, perché il governo di Maduro ha fatto oscurare e chiudere le reti d’informazione indipendente, perché li stanno uccidendo solo se sono in possesso di mezzi di telefonia mobile, perché vogliono raccontare al mondo intero quello che sta accadendo nel loro  paese, splendido per bellezze naturali, colori e suoni meravigliosi, ma anche pericolosissimo. Stanno chiedendo l’aiuto di altri giovani come loro per fare girare attraversoINTERNET i loro reportages, affinché tutto il mondo sappia cosa sta succedendo nel post Chávez. I giovani hanno nelle loro mani un enorme potere, quello di smuovere il mondo, per superare le ingiustizie sociali, devono avere l’obbligo morale di usare questo immane potere che posseggono per migliorare il mondo.

In opposizione ai fatti esposti fin qui, in una trasmissione televisiva di livello nazionale, a metà febbraio, Maduro ha sostenuto che i manifestanti hanno provocato ferite da proiettile alle forze governative durante le proteste, e ha mostrato video che a suo dire, li ritraevano lanciando pietre e dando alle fiamme un autobus. A chi lo intervistava, ha detto prima con tono ironico poi risoluto: “Lei pensa che questo sia un romanzo? Questa è la realtà che voi con il vostro odio avete creato.“, infine: “Se non ti piace il Venezuela, lascialo!“.

In relazione alla violenta repressione che sta attuando Maduro, Henrique Capriles, Leader politico dell’opposizione, che ha corso per la presidenza lo scorso anno, l’ha decisamente condannata e ha chiesto al governo di aprire un dialogo con i manifestanti, invece che soffocare il contrasto con la maggioranza del popolo. A Coloro che sono scesi nelle strade per mostrare il loro dissenso per la politica di Maduro, ha chiesto la calma con queste parole: “In queste ore turbolente, agli studenti, a coloro che sono nelle strade, ancora una volta chiediamo di non fare un passo nella trappola della violenza.“.

Inoltre, fonti della CNN rilevano che i procuratori venezuelani hanno mosso le più gravi accuse contro Leopoldo Lopez, principale oppositore politico dai tempi di Chávez, per il fatto che, secondo il governo, lui ha aizzato gli scontri di piazza, nei quali ci sono stati almeno cinque morti. L’oppositore del governo è stato tratto in arresto davanti a migliaia di suoi sostenitori, che aveva chiamato a protestare pacificamente per le strade. Le proteste delle ultime settimane sono state le più dure per il governo di Maduro.

Focus: il Processo a Lopez

Lopez è stato formalmente accusato di incendio doloso e di cospirazione, mentre il suo avvocato ha dichiarato che le imputazioni per omicidio e terrorismo sono state ritirate. Il team legale dell’accusato ha accolto con favore la riduzione dei capi d’imputazione, però ha criticato la procedura giudiziaria del processo. Se l’imputato sarà giudicato colpevole rischia fino a dieci anni.

I legali del Lopez sono molto perplessi sulla procedura poiché l’interrogatorio di convalida dell’arresto si è svolto in un bus, luogo oltre ogni limite insolito per espletare un interrogatorio giudiziario. Alla CNN spagnola, Gutierrez, ha riferito su tale fatto: “Mi sembra poco ortodosso.“, ed ha sostenuto pure che l’interno di una struttura penitenziaria non sarebbe stato un sito adatto per una audizione, ergo come soluzione concordataria è stata presa quella di eseguire l’ascolto all’interno di un autobus posto proprio fuori le mura del carcere.

Inoltre la prima comparizione in tribunale doveva avvenire a breve, ma a causa di problemi di sicurezza i funzionari lo hanno trasferito da subito in una struttura militare detentiva fuori Caracas, pertanto il pool di avvocati del Lopez ha presentato un reclamo, in quanto un civile, di certo, non può essere recluso in un penitenziario militare. Gutierrez ha detto che la risposta al loro esposto è stata che il loro assistito si trova in quella determinata struttura così il governo può garantirne la sicurezza personale.

Il fuoco e le fiamme delle ONG

Nel quadro sociale-politico sopra descritto, le associazioni che salvaguardano i diritti umani si stanno allarmando in  quanto temono che il soffocamento delle proteste si trasformi poi in persecuzione degli oppositori.

In attinenza con le accuse contro Lopez, che ha organizzato proteste esigenti una maggiore sicurezza,Amnesty International, in una dichiarazione preparata, ha riferito che c’è “sentore di un tentativo di porre, politicamente, silenzio sul dissenso nel paese.“; dato che alla fine c’è una carenza di numerosi diritti fondamentali dell’uomo sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948, che pure la Repubblica Bolivariana del Venezuela ha firmato. Non di meno la Human Rights Watch, un’altra ONG, che si occupa di difendere diritti umani, ha ammonito il Venezuela perché non può assolutamente avere come “capri espiatori” avversari politici.

Sugli episodi d’arresto, che sono avvenuti a metà febbraio, di circa 200 soggetti, il ministro della Giustizia Miguel Rodriguez Torres, ha asserito che solo 13 sono finiti dietro le sbarre per possesso di armi illegali e atti di vandalismo. Il ministro ha ridicolizzato i rapporti, dai quali si evince che lo Stato sta detenendo illegalmente un numero sempre più esagerato di studenti, per placare le rimostranze.

Ora le autorità venezuelane stanno accusando gliStati Uniti di montare i dissapori per destabilizzare il governo, insinuando che, fra tutti quei fanciulli andati per le vie di Caracas (città più pericolosa al mondo, dove si viene derubati, pestati, sequestrati e fatti sparire a ogni piè sospinto) a dimostrare il loro disappunto per le principali problematiche sociali ed economiche del paese, ci siano giovani agenti dellaCIA.  Dall’inizio dei tumulti, il Venezuela ha espulso tre diplomatici statunitensi, incolpandoli di aver cospirato per far cadere il governo. In più Maduro in un comizio ha gridato: “Yankee, go home!“, mandando in delirio i suoi seguaci.

In una conferenza, che si è tenuta in México, dai toni molto accesi, Barack Obama stizzito ha detto ai giornalisti: “Il Venezuela sta cercando di distrarre dalle proprie carenze e compone false accuse contro i diplomatici degli Stati Uniti. Il governo dovrebbe concentrarsi su come affrontare le legittime rimostranze del popolo venezuelano.”

Conclusioni:

In questa guerra televisiva che si combatte a colpi di interviste, Maduro ha imputato alle forze paramilitari colombiane e agli Stati Uniti di fomentare la violenza; ha fatto sapere che ogni tentativo di rovesciare il suo governo sarà vano, è deciso a resistere a tutti i costi. Queste sono le sue parole per commentare tali idee: “Crediamo che con il supporto di John Kerry (Segretario di Stato) o di Obama, l’opposizione sia convinta di essere in grado di prendere il potere politico con mezzi violenti?”.

Questa non è la prima volta che le amare proteste di fazioni opposte hanno minacciato la stabilità politica in Venezuela negli ultimi dieci anni. Molte delle affermazioni fatte da Maduro, riguardanti gli Stati Uniti che fanno piani per assassinare il Presidente del Venezuela, anche Chávez le lanciò. Quest’ultimo è stato brevemente rovesciato da un colpo di stato nel 2002, ma per il resto ha superato le proteste e ripetutamente ha vinto le elezioni. Ha governato per 14 anni, ha perso solo una battaglia: quella contro il cancro.

Per concludere non sarà il caso che tutti i giovani del mondo raccolgono l’invito dei loro pari venezuelani per far muovere le diplomazie internazionali? Per far sgomberare le strade dall’esercito cubano e riportare giustizia ed equità sociale non bisogna dire: “VIVA USA” o “VIVA CAPRILES”, o “VIVA CHAVEZ” o “VIVA MADURO”, ma “VIVA IL VENEZUELA”. I giovani possono smuovere il mondo e hanno il dovere morale di farlo!

Link per approfondire:

http://www.internazionale.it/news/venezuela/2014/03/14/il-venezuela-nel-caos/

http://www.newnotizie.it/2014/03/venezuela-in-fiamme-ultimatum-del-dittatore-maduro/

 

Fonte: Sirigu, Valeria.”Speciale Venezuela: un Paese in fiamme dove vige l’oppressione militare”. dirittieuropa.it. Marzo 21, 2014. Abrile 2, 2014. http://www.dirittieuropa.it/blog/13669/newsesteri/speciale-venezuela-una-nazione-che-verte-in-miseria-ed-oppressione-militare/

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Foto principale: Nicolas Maduro in 2010. (Image via.)

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